RUMIKO
TAKAHASHI
Benvenuti nella pagina dedicata
alla mitica, fantastica principessa dei Manga, Rumiko Takahashi!!! (Applausi!!!
Clap! Clap!) Rumiko nasce a Niigata
il 10 ottobre del 1957!!!
Wow, io sono nata lo stesso giorno e lo stesso mese (non lo stesso anno però ^.^).
Tra artisti ci si capisce, abbiamo una cosa in comune!!! Ma anche Masakazu
Katsura era nato lo stesso giorno... Ma che è? La mania del 10
ottobre? Emh... Riprendendo a parlare di lei... Rumiko è grande e non a caso è
la mangaka più pagata in Giappone. Ha uno stile di disegno chiaro, semplice e
veloce, ma soprattutto tanta costanza e un'idea più pazza dell'altra in testa.
Ogni sua opera diventa per forza di cose un cult e sconvolge i fans di tutto il
mondo.
MY OPINION
Rumiko è davvero brava, ma spesso finisce per perdersi nella voglia di
allungare, allungare e allungare... Un'opera lunga non è per forza la migliore,
anzi, spesso un'ottima storia, se portata avanti più del dovuto, finisce per
perdere la bellezza e l'essenza che possedeva all'inizio. Ranma e Inuyasha ne
sono gli esempi. Un ottimo inizio, una trama avvincente, bei disegni e poi...
Una noia mortale... Credo che i migliori lavori di Rumiko siano da ricercarsi
fra le opere più brevi (Maison Ikkoku e storie auto-conclusive), ad eccezione di
Lamù che, essendo più un concentrato di leggende giapponesi e piccole storie per
ogni capitolo, per me avrebbe potuto continuare all'infinito =D
Rumiko Takahashi nasce nel 1957 a
Niigata (Nord-Ovest del Giappone). Finite le superiori si trasferisce a Nakano
(in provincia di Tokio) per frequentare un'università femminile, la Nihon
Josedai. Durante la sua frequenza universitaria vive in un piccolo appartamento,
e da questa situazione, più avanti negli anni, ne verrà fuori l'idea per
Maison Ikkoku. Contemporaneamente si iscrive ad un corso serale per mangaka,
il Gekiga Sonjoku. Il suo insegnante sarà Kazuo Koike (autore di Crying freeman
e Sanctuary). Rumiko viene seguita passo, dopo passo
proprio da Koike, il quale avendo già notato il talento dell'allieva la
sottopone ad un lavoro "massiccio". Kazuo non smette mai di ripeterle che un
buon fumetto deve essere pieno di personaggi, e se il personaggio e ben
caratterizzato il lavorò sarà sicuramente un grandissimo successo. Tenendo
presente gli insegnamenti del maestro, Rumiko si mette all'opera e, iniziando a
disegnare storie si fa conoscere dal pubblico. Si sa, chi
merita viene subito notato in Giappone e infatti la casa editrice Shagakukan le
propone un'assunzione. E' così che la nostra disegnatrice inizia a lavorare ad
un progetto di un nuovo fumetto: Urusey Yatsura (più comunemente
conosciuta come Lamù). Nel 1978 su Shonen Sunday ne viene pubblicato il
primo episodio, ma per circa un anno continuerà a cambiare testata. Finalmente,
nel 1979, inizia la pubblicazione regolare. Urusey
Yatsura riscuote un successo strepitoso e, nell'ottobre del 1981, inizia
anche la serie televisiva. Da quel momento per la Takahashi ci furono solo
miglioramenti egli episodi di Urusey Yatsura arrivarono ad un totale di
216. Nel frattempo lavorò anche ad altri fumetti, fra i più famosi ricordiamo
appunto Maison Ikkoku ("Cara dolce Kyoko" la serie televisiva
arrivata in Italia). Degno di nota è anche "Rumic World", una serie di
storie autoconclusive sullo stile di X-Files.Un discorso a parte merita Ranma 1/2. Con questo fumetto, la Takahashi
raggiunge secondo molti, il massimo. Bellissima la storia, la descrizione dei
personaggi (anche nei particolari), gli intrecci delle vicende... insomma tutto.
Pubblicato per la prima volta nel 1987, Ranma riscuote subito un successo
strepitoso, tanto da diventare uno di fumetti più famosi al mondo. Ne viene
realizzata subito anche la serie televisiva, quasi in contemporanea con l'uscita
del fumetto, tanto da far terminare prima la serie televisiva, che l'uscita del
fumetto stesso. Ranma anime, ha lo stesso successo del fumetto, tanto che questa
è stata una delle serie tv più costose mai realizzate (facendo una media dei
tempi e dei costi). Ultimo capolavoro di Rumiko è
Inuyasha. E' tutt'ora in vendita in tutte le fumetterie italiane.
INTERVISTA A RUMIKO TAKAHASHI
Dal primo numero di
Ranma =)
Quella che le farò per prima è
una domanda molto comune: vorrei che ci raccontasse in breve la sua carriera.
Sono circa quattordici anni che svolgo questo lavoro, ma ora non saprei fissare
il giorno esatto in cui ho debuttato in questo campo... L'unica cosa che posso
dire con certezza è che non uso un nome d'arte come fanno molti.
La prossima domanda sarebbe un po' imbarazzante...
La mia età? Non ho nessun problema a dire che sono nata il 10 Ottobre 1957.
In quale città è nata?
Sono nata e cresciuta a Niigata, frequentando il liceo locale; dopo di che, mi
sono trasferita a Tokyo per l'università. Poi, mentre frequentavo il terzo anno,
partecipai a un concorso fumettistico organizzata dalla Shogakukan: riuscii a
guadagnarmi uno dei premi per le migliori opere in concorso, e fu così che
iniziò la mia carriera, all'età di vent'anni.
Qual è stato il motivo che la spinse a partecipare a quel concorso e a
lanciarsi così nel mondo dei fumetti?
Era un sogno che inseguivo fin da piccola... Poi, abitando a Tokyo e vedendo
tutte quelle case editrici attorno a me, pensai di potercela fare e mi scrissi a
quel concorso con fiducia.
Allora disegnava fumetti fin da piccola?
Si, è sempre stata la mia passione. All'inizio mi limitavo a scrivere piccole
storie composte da quattro vignette. Poi, al secondo anno di liceo, partecipai
al mio primo concorso... Fu un vero disastro!!
Il fatto che decise di iscriversi all'università di Tokyo aveva qualcosa a
che fare con le sue ambizioni di fumettista?
No, questa scelta non c'entra con le mie ambizioni. Visto l'insuccesso del mio
primo concorso, pensai di rinunciare a tutto e di iscrivermi a un'università
della mia città. Furono i miei genitori a insistere. Mi convinsero a trasferirmi
qui a Tokyo, così che potessi crearmi una mia vita indipendente.
E' molto fortunata ad avere dei genitori così. Di solito, nella maggior parte
delle famiglie, si cerca sempre di tenere la propria figlia il più vicino
possibile. Questo l'avrà sicuramente favorita, no? Per quanto riguarda le
tecniche professionali, le ha imparate da sola o con l'aiuto di qualche maestro?
Ho appreso le tecniche necessarie imitando i miei disegnatori preferiti, e ho
imparato a tracciare linee ad occhio nudo. Durante il secondo anno di
università, frequentai un corso di fumetti organizzato dal maestro Kazuo Koike
(autore dei testi di Crying Freeman N.d.r.). Durante i sei mesi di corso, mi
insegnarono sia a scrivere le storie, sia a perfezionare il segno, spingendomi
ad ideare non meno di una storia alla settimana. Poi mi fecero esercitare nella
creazione di vignette e intere pagine, e per questo dovetti basarmi sulle
sceneggiature migliori che erano state scritte durante il corso. Trovarmi
insieme a tante persone che avevano le mie stesse ambizioni è stata
un'esperienza stimolante che mi ha incoraggiato a proseguire per la mia strada.
Le discipline che ci venivano insegnate erano tutte di alto livello: infatti, la
maggior parte di esse le ho potute capire ed apprezzare solo dopo molti anni.
Ha frequentato quel corso perché era un'ammiratrice del maestro Koike?
I motivi per cui ho frequentato quel corso sono stati due: il primo fu che
conobbi una ragazza, anche lei aspirante fumettista, che frequentava però
un'altra università. Decidemmo di iscriverci al corso per avere un punto di
riferimento in comune; l'altro motivo fu che il maestro Koike era molto famoso,
dato che aveva appena scritto il suo capolavoro, Kozure Ookami (che in Italia
abbiamo visto nella trasposizione televisiva dal vivo Samurai, N.d.r.), perciò
pensai che avrei potuto trarre molti profitti dai suoi insegnamenti.
Da quali altri autori pensa di essere stata influenzata?
Ce ne sono stati molti... All'inizio, il mio preferito era il grande Osamu
Tezuka (Astroboy, La principessa Zaffiro, la saga della Fenice), poi rimasi
colpita dalle opere di Fujio Akatsuka (Doraemon). Mentre frequentavo il secondo
anno delle scuole medie, ero una grande fan dell'Uomo Ragno della Marvel: la
versione giapponese era scritta da Ryoichi Ikegami (il disegnatore di Crying
Freeman); successivamente passò ai testi di Kazumasa Hirai, ma i disegni di
Ikegami continuavano a piacermi particolarmente. Fu questo il motivo che mi
spinse a diventare una fumettista.
Con quale opera ha debuttato?
Un breve fumetto intitolato Kattena Yatsura (Gente capricciosa, il fumetto che
ha gettato le basi per Uruseiyatsura, e che ora è pubblicato nella raccolta in
tre volumi Rumic World, N.d.r.).
Quando è stato pubblicato per la prima volta?
Non ricordo esattamente, ma credo che sia stato nel 1979. Comunque, sono entrata
all'università senza perdere neanche un anno, quindi la data del mio debutto è
facilmente calcolabile.
Mi saprebbe dire con esattezza quante opere sono state pubblicate dal suo
debutto fino ad oggi?
Le principali sono tre. La prima è Uruseiyatsura, la seconda è Maison Ikkoku (in
Italia Cara Dolce Kyoko), che sono state pubblicate su riviste per ragazzi dai
18 anni in su; la terza è quella che sto tuttora pubblicando sulla rivista "Shonen
Sunday", ovvero Ranma 1/2. Poi, una volta all'anno realizzo una storia per la
serie Ningyo (i cui primi episodi sono già stati raccolti nel volume Ningyo no
mori, ovvero il bosco delle sirene, N.d.r.) e un'altra riguardante il pugilato
per la rivista "Young Sunday" intitolata 1 Pound no Fukuin (Una libbra di
vangelo, N.d.r.). Le restanti pubblicazioni sono tutte storielle brevi raccolte
nei tre volumi Rumic World, che ometto di citare, altrimenti consumiamo tutto il
nastro per l'intervista.
Quale opera preferisce tra quelle che vengono attualmente pubblicate in
Giappone?
Per il momento, la più interessante secondo me è Kiseiju (L'ospite indesiderato,
di Hitoshi Iwaki, N.d.r.), pubblicata sulla rivista "Afternoon" della Kodansha.
Ci può spiegare il motivo?
E' una storia molto difficile da descrivere, dato che se non fosse per la
straordinaria abilità dell'autore, risulterebbe quasi grottesca. Iwaki riesce a
miscelare lacrime e amore con un'umanità veramente fuori dal comune.
Qual è l'autore straniero che preferisce?
Non ne conosco molti, ma a volte mi piace guardare i fumetti americani, che
hanno disegni molto belli.
Pensa che sia meglio che un autore scriva e disegni le sue opere da solo
oppure è migliore la suddivisione dei compiti sceneggiatore/disegnatore in due
diverse persone?
Penso che tutto dipenda dagli autori stessi: nel mio caso, preferisco fare tutto
da sola, così da prendermi la responsabilità totale. Nel caso, invece, di un
autore che abbia grandi capacità nel disegnare, ma scarsamente dotato di perizia
nell'inventare racconti, penso non ci sia difficoltà a basarsi su storie scritte
da altri. In questo caso, però, possono nascere discordanze tra i due autori,
perciò è un impegno assai poco semplice.
E' opinione comune pensare che se da un fumetto viene tratto un cartone
animato, questa sia una vera prova di successo. Qual è la sua opinione in
proposito?
Anche questo dipende dai diversi punti di vista degli autori. Personalmente,
sono contenta che un mio lavoro possa essere trasposto in animazione e apparire
in video. Sento molto il potere propagandistico della TV, anche se non sempre i
cartoni stimolano il contenuto dell'opera. Negli ultimi tempi, sono state
moltissime le conversioni da carta a video, ma purtroppo non sono sempre fedeli
all'originale. In alcuni casi, rimango un po' delusa. Anche molte delle mie
colleghe hanno visto i loro manga trasposti in animazione, ma sembra che abbiano
qualcosa da dire ai produttori... Comunque sia, a parte le possibili critiche,
io ne sono ugualmente felice.
Interviene spesso durante la trasposizione di un suo manga in cartone
animato?
Non so fino a che punto potrei intervenire, anche perché c'è sempre il problema
del tempo. All'epoca di Uruseiyatsura ero ancora un'esordiente, per cui mi
affidai in maniera totale ai produttori del cartone, anche se nei colloqui con i
registi potei avanzare liberamente alcune mie idee. Poi, con il passare del
tempo, mi è stato permesso di esprimere totalmente le mie opinioni, ma per
principio preferisco affidarmi quasi totalmente agli animatori, che secondo me
conoscono molto bene il loro mestiere. Per quanto riguarda il passaggio al
cinema, mi limito a controllare la sceneggiatura ed esprimo le mie opinioni
fondamentali. Comunque sia, credo che i cartoni siano il frutto di una
collaborazione tra molte persone che lavorano tutte con grande impegno,
quindi...
Tutte le sue opere sono state dei successi. Saprebbe dirmi quale reputa la
migliore da lei realizzata in assoluto e perché?
Mi piacciono tutte... Può succedere che a volte, appena esce una versione in
cartoon la critico un po', ma guardandola con comodo, dopo qualche tempo la
trovo ugualmente bella. Per cui, posso dire di amarle tutte.
I suoi manga sono apprezzati anche in Italia, e i suoi ammiratori in questo
paese sono moltissimi. Quale può essere, secondo lei, il motivo di tanta
ammirazione all'estero, nonostante i racconti siano così strettamente legati
alla tradizione giapponese?
Forse è per curiosità. Ciò che mi stupisce è l'interesse dei lettori per serie
come Uruseiyatsura. Infatti, questo tipo di storie sono di pura fantasia,
perciò, per renderle il più possibile vicine alla realtà, è necessario
descrivere bene la vita quotidiana giapponese. Forse i lettori stranieri sono
incuriositi da questi aspetti folkoristici tipicamente nipponici.
Le sue opere si possono definire come un avvicinamento a una cultura
diversa...
A questo proposito, mi ha incuriosito la colorazione di Ranma 1/2 pubblicato
dalla Viz America. Sfogliando l'albo, ho notato una scena che si svolge di sera,
nella quale è rappresentata una stanza in cui i personaggi stanno
chiacchierando. La sua colorazione è molto scura, e dall'alto pende una sola
lampada che illumina debolmente l'interno. Ciò mi ha molto stupito.
Sembra un'illuminazione di tipo occidentale...
Non saprei dire, ma è un tipo di illuminazione da stanza d'albergo di lusso. La
gente comune come me vive in case con la luce che illumina ogni angolo delle
stanze. Quello che mi incuriosisce di più è sapere se la persona che ha colorato
l'albo viva realmente in ambienti con questo tipo di illuminazione oppure se
immagina che tutto il Giappone sia così. Ho cercato il suo nome, e come
immaginavo si tratta di uno straniero.
Dai suoi lavori è possibile comprendere che le interessa in particolare modo
la tradizione giapponese, come le favole e i racconti popolari. Come sono nati
questi interessi in lei?
Secondo me, le favole rappresentano una scorciatoia, nel senso che la grande
massa dei lettori giapponesi ricorda sicuramente le favole, quindi sono di
facile comprensione. Per esempio, appena nomino Momotaro (il ragazzo pesca di
una celebre favola giapponese, N.d.r.), chiunque ricorda una certa storia. La
popolarità delle favole è molto importante e aiuta i fumetti, in quanto questi
devono essere di facile comprensione per la massa.
Riguardo a Maison Ikkoku, si dice che oltre ad avere un contenuto romantico -
umoristico, contenga anche la sua satira nei confronti dell'attuale società
giapponese.
Secondo me, i fumetti sono fatti per lo svago, e più sono divertenti, meglio è.
I miei non contengono critiche, né opinioni sulla società, e non è mai stata mia
intenzione inserirvi elementi satirici.
Pur escludendo la satira, si dice che nelle sue opere vi siano delle
riflessioni sulla moderna società giapponese, e più propriamente sulla perdita
di umanità.
Sono contenta se si pensa così dei miei fumetti, visto che al giorno d'oggi si
fa un gran parlare di questa società in cui ci si volta le spalle a vicenda. I
rapporti umani sono indispensabili come in un sogno: io considero i fumetti
proprio come i sogni, nei quali nessuno è escluso o abbandonato, e tutti si
aiutano a vicenda. Io credo veramente che non si possa vivere da soli, tanto è
vero che anche nei fumetti è impossibile realizzare un intero racconto con un
personaggio solo: ne concorrono tanti, e con caratteri diversi. Così è facile
comprendere quelle riflessioni.
E' vero che Maison Ikkoku riflette alcune sue vicende personali?
Né vero, né falso... Credo che sia una questione di punti di vista.
Naturalmente, in Maison Ikkoku è riflesso il mio modo di pensare, ma la mia vita
non ha un finale così bello... (Rumiko Takahashi si riferisce al fatto che dopo
una lunga serie composta da 15 volumi, i due protagonisti del manga finalmente
si sposano, N.d.r.).
Come definirebbe il genere dei suoi manga?
La maggior parte commedie d'amore.
Evidentemente questo tipo di racconti le piace molto. Quale altro genere
predilige, oltre al suo?
In verità, amo moltissimo i fumetti sportivi a sfondo drammatico. Quando tornai
a casa mia dopo molto tempo, vidi tutti i volumetti che avevo comprato anni
prima, ed erano quasi tutti di genere sportivo - drammatico, per la maggior
parte della Kodansha. Vedendo tutti quei fumetti mi ricordai la mia passione, e
ciò mi stupì molto. Il mio genere, invece, riflette gli altri lati del mio
carattere; infatti, mi è sempre piaciuto leggere romanzi, e inoltre ho
un'inclinazione particolare per la commedia. Anche se provo a scrivere opere
sportivo - drammatiche, alla fine diventano sempre commedie. Penso che ognuno
abbia le proprie inclinazioni.
Di solito, i manga realizzati da donne sono seri, molto drammatici. Il suo
genere è invece completamente diverso... L'ha scelto appositamente all'inizio
della sua carriera?
In Uruseiyatsura era mia intenzione creare una serie fantascientifica a sfondo
comico, quasi una farsa. All'epoca non erano molti i manga di questo genere,
quindi pensai di iniziare io questo nuovo filone. Però, dopo un po' di tempo che
il fumetto veniva pubblicato, dalle lettere dei lettori scoprii che il loro
interesse era concentrato soprattutto sull'andamento dei rapporti tra Lamù e
Ataru. Questo all'inizio mi stupì, ma poi mi convinsi che si trattava di una
cosa naturale.
Da dove ha preso spunto per realizzare manga come Uruseiyatsura, Maison
Ikkoku, Ranma 1/2, Ningyo no mori, Dust Spot e Rumic World?
Per quanto riguarda Uruseiyatsura, è andato tutto come ho detto prima. Nel caso
di Maison Ikkoku, quando ero studentessa, dietro l'edificio in cui abitavo c'era
una casa diroccata abitata da gente molto strana. Era un posto piuttosto
sospetto, e questo mi incuriosiva molto: c'era un ragazzo con i capelli tinti di
biondo, e alla finestra erano appesi un paio di guantoni e una maschera da kendo.
Questo appartamento era un po' lontano dalla strada, e ogni tanto vedevo
qualcuno che comunicava dall'interno alla strada per mezzo di una
ricetrasmittente. Questo non aveva alcun senso, dato che sarebbe bastato gridare
dalla finestra. Nonostante fossi ancora una studentessa, avevo già debuttato
come autrice, e mi venne naturale realizzare qualcosa su quello strano
appartamento. Doveva essere un dramma con risvolti umanitari, e decisi senza una
particolare ragione che la protagonista sarebbe dovuta essere una vedova custode
della palazzina. Poi feci apparire uno studente appena uscito da una bocciatura
che si preparava per un nuovo esame di ammissione... L'elemento comico -
romantico tra i due l'avevo inserito solo per dare il via alla storia, ma poi,
senza accorgermene, divenne presto l'argomento principale. A proposito di Ranma
1/2, era da molto che pensavo di dar vita ad una serie con un ermafrodito come
protagonista, e dato che la maggior parte dei miei precedenti lavori aveva come
personaggio principale una donna, questa volta ho optato per un uomo. Avevo però
un certo timore nel rappresentare un maschio al cento per cento, quindi decisi
per un essere metà uomo e metà donna. Nella serie Ningyo, ho illustrato il mio
mondo personale, e vorrei che il lettore sentisse l'atmosfera tipica di un
piccolo paesino giapponese, uno di quei posti che ognuno di noi ha visitato da
piccolo e su cui ha sentito un'infinità di favole e leggende. Dust Spot l'avevo
già in mente prima del debutto. All'epoca giocavo con le mie amiche inventando e
disegnando i personaggi: fu allora che mi venne l'ispirazione. Dust Spot,
comunque, nonostante sia molto vecchio e formato da soli cinque episodi, è uno
di quei lavori a cui sono molto affezionata. Nella serie Rumic World, ho
inserito vari episodi singoli, alcuni sul modello di Ningyo, altri comici. Pur
essendo portata per le commedie, mi piacciono tantissimo anche le storie tetre.
Vorrei di tanto in tanto poter creare una storia con una persona normale, con un
individuo che si comporti seriamente dall'inizio alla fine. Riguardo ai fumetti
comici, posso dire che sono veramente alla mia portata... Mi fanno rilassare.
Mentre prepara nuovi episodi, le idee le vengono in mente in modo automatico
una dopo l'altra?
Ho sempre bisogno di andare fino in fondo ai miei pensieri, cercando di capire
la cosa migliore da fare in quel momento. Nelle storie serie mi vengono in mente
molte idee senza che mi debba sforzare eccessivamente, anche perché di manga di
questo genere ne realizzo veramente pochi. Invece, nelle commedie, specialmente
in quelle autoconclusive, ho bisogno di inventare situazioni molto comiche e che
siano il più strambo possibile. Questo significa nuove idee di volta in volta,
perciò ho bisogno di consultarmi con il redattore.
Attualmente cosa sta realizzando?
L'unico manga che realizzo settimanalmente è Ranma 1/2, mentre le altre , tipo
Ningyo, le produco solo una volta all'anno per riviste come "Young Sunday" o
"Big Original".
Ha qualche progetto per il prossimo futuro?
Per il momento nessuno. Quando finirò Ranma 1/2, penserò a una nuova serie, ma
per ora continuo a lavorare a questa.
E quando finirà, all'incirca?
Sinceramente, non lo so neanch'io.
E da cosa dipenderà la conclusione? Da un suo stato d'animo o da qualche
elemento più commerciale?
Finora non sono mai stata costretta da nessun motivo a terminare una serie;
vista la situazione attuale di Ranma 1/2, credo che non sarò costretta a
concluderla, almeno per il momento.
Qual è la situazione in cui le viene voglia di mettere la parola fine?
Nel caso di Maison Ikkoku, praticamente fin dall'inizio avevo deciso di
terminarlo con il matrimonio della protagonista, ma la storia si è protratta più
a lungo di quanto potessi immaginare. Contemporaneamente, ho concluso anche
Uruseiyatsura: avrei anche potuto continuarla, ma visto che durava da molto
tempo, ho scelto una scorciatoia per potermi dedicare ad una nuova storia.
Ci sono alcuni strumenti speciali o tecniche particolari che utilizza per
disegnare?
No, nulla di speciale; a differenza di alcuni autori che fanno un uso sfrenato
delle pellicole adesive a retino, gli screen - tone, io disegno con un metodo
molto normale.
Ha degli assistenti che la aiutano nel suo lavoro?
Oggi siamo in cinque, mentre prima, quando pubblicavo Uruseiyatsura e Maison
Ikkoku, eravamo in tre me compresa. Erano molto veloci a disegnare, quindi
eravamo più che sufficienti. Sono veramente soddisfatta dei miei ragazzi perché
lavorano con serietà.
Il loro compito consiste nel realizzare gli sfondi?
Sì, li abbozzano e li rifiniscono.
Una domanda indiscreta: lo stipendio di un autore di fumetti è paragonabile a
quello di un impiegato?
Non so quanto possa prendere un impiegato normale, ma per quanto riguarda noi
fumettisti, tutto dipende dall'andamento dei manga dopo essere stati raccolti
nei volumetti di lusso. Con un calcolo approssimativo, potrei guadagnare solo
per le pubblicazioni in rivista circa 300000 yen; ritengo essenziali i volumi
monografici, altrimenti questi pochi soldi finirebbero soltanto per pagare il
personale e le spese giornaliere.
Saprebbe dirmi quanto tempo le occorre per terminare un episodio medio di una
storia a puntate?
La prima cosa che faccio è la sequenza su carta, e per questo mi occorrono dalle
nove alle dodici ore per un fumetto di sedici pagine. Naturalmente, più lunga è
la storia, più tempo occorre.
Dopo quanto tempo dalla creazione della sequenza termina il lavoro?
Se inizio la sera presto, all'alba ho finito. Dopo essermi riposata un po',
chiamo i miei assistenti e nell'arco di una o due notti finiamo il lavoro.
Sforzandoci, impieghiamo quattro giorni, ma di solito ne occorrono cinque.
Calcolando i suoi giorni lavorativi in cinque, dovrebbe riuscire ad avere due
giorni di vacanza alla settimana...
Non propriamente, dato che realizzo anche diversi fumetti autoconclusivi.
Preferisco prepararli con molto anticipo, e mentre lo faccio, ho già in mente
altre storie: morale, non ho alcun giorno di riposo.
Non fissa mai nessun giorno di riposo durante la settimana?
Quando ho qualcosa di veramente importante da fare, me lo prendo.
Allora non può prendere le ferie per un lungo periodo di tempo?
Esatto. Infatti, negli ultimi cinque o sei anni non ho mai preso le ferie.
Essendo così impegnata, non avrà certo molto tempo per dedicarsi a qualche
hobby, no?
Devo confessare che i fumetti stessi sono il mio hobby. Quando sono a casa, mi
piace guardare le partite in TV, mentre quelle poche volte che esco vado a
teatro o, più raramente, al cinema.
Che consiglio darebbe a tutti gli aspiranti fumettisti?
Innanzitutto, realizzate solo fumetti che vi piacciono, e fatelo nella maniera
più facile e divertente possibile. Quando vi viene in mente un'idea
interessante, pensate ai lettori, a quante persone possono veramente
apprezzarla. L'ultimo consiglio è che non dovete mai disegnare qualcosa che non
vi piace, perché l'importante è che voi stessi vi divertiate: solo in seguito
dovete sforzarvi per far divertire anche gli altri.
Desidera lasciare un messaggio ai lettori italiani?
Vorrei dire che sono molto lieta di avere fan in un paese così lontano, quindi
ringrazio tutti di cuore, e spero che continuiate a leggere i miei fumetti.
Spero che le paginucce siamo di vostro gradimento!!! :* Buona navigation!
Fede-chan

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